cortigiano
 Group: MemberPosts: 40 Status:  | |
| ...segue
<< Madama Fiorenza apparecchia i tuoi broccati,ché noi veniamo a comprarli a misura di picche!>>. Questo era il grido che i soldati imperiali intonarono quando,nell'Ottobre del 1529,iniziarono a stringere d'assedio Firenze,pregustando il saccheggio di una delle città,al quel tempo,più ricche del mondo. La Repubblica affidò il comando militare supremo a Malatesta Baglioni,dal quale dipendeva Stefano Colonna comandante della Milizia. Baglioni era Signore di Perugia che,dopo essere stata assalita dalle truppe dell'Orange,aveva dovuto lasciare in mano al Papa. Ecco che,la scelta di un comandante che aveva i suoi possedimenti in mano al nemico che doveva combattere,parve indirizzare sin da subito verso una strategia non votata ad una lotta all'ultimo sangue ma,piuttosto,orientata verso la ricerca di un accordo onorevole di resa.Naturalmente in Firenze vi era anche chi voleva portare la lotta fino all'estremo:questi erano gli appartenenti al partito savonaroliano dei "Piagnoni" e quelli aderenti agli "Arrabbiati";mistici i primi,giovani aristocratici bellicosi i secondi. Dovette apparire chiaro sin da subito a Malatesta Baglioni,esperto condottiero,che la lotta fosse disperata.Anche in tutta Italia l'opinione generale era che non vi fosse speranza anche perché,come già detto,Firenze era sola.Alcuni fiorentini continuavano a pascersi con le promesse e lusinghe del Re di Francia,addirittura in Firenze si festeggiò il rilascio dei figli di Francesco I,che erano in ostaggio dell'Imperatore.Venne eletto "Re della Repubblica di Firenze",Gesù Cristo,in modo che nessun altro avesse da sedersi su quel trono. La realtà era che le truppe assedianti aumentavano costantemente:da quindicimila si giunse ad oltre quarantamila. Alla difesa della città vi erano circa ottomila fanti mercenari,in maggioranza provenienti dalle "Bande Nere",e cinquemila uomini della milizia cittadina,dai diciotto ai cinquanta anni.Commissario generale delle fortificazioni fu eletto Michelangiolo Buonarroti che,fatti demolire i sobborghi,ville e chiese che potevano dare riparo ai nemici,fece posizionare,tra gli altri provvedimenti,un cannone sul campanile della Chiesa di S.Miniato che, grazie alla posizione strategica ed all'abilità di un cannoniere detto "Lupo",arrecava grandi danni al campo degli imperiali.Questi dal canto loro cercarono di abbattere questa postazione,peraltro bene in vista.Non avevano fatto i conti col genio di Michelangiolo che,come contromossa,fece "foderare" tutto il campanile con delle grosse balle di lana,fornite dall'Arte della Lana. La strategia dei fiorentini consisteva nell'effettuare alcune sortite per molestare gli imperiali,si accendevano delle scaramucce che andavano spesso a favore degli assediati,ma la situazione non cambiava. La guerra però,si combatteva non solo a Firenze,ma anche in tutto il Dominio Fiorentino.Furono perdute Lastra a Signa,Prato e Pistoia. Compare,a questo punto,sulla scena un cittadino fiorentino,nato in Borgo S.Spirito,di antica famiglia ma di modesta condizione:il quarantenne Francesco Ferrucci.Questi venne eletto Commissario ad Empoli,snodo chiave per i contatti tra Firenze e Pisa,per l'approvvigionamento della città.Compì brillanti azioni riconquistando Castelfiorentino e S.Miniato. Oltre alle azioni militari,tra i più saggi fiorentini,si cercò anche di ricorrere alla diplomazia,inviando,dopo aspri scontri,un'ambasceria al Papa ed all'Imperatore:il primo non volle nemmeno sentir parlare di governo popolare (che definì "una tirannia di pochi nei confronti dei molti"),il secondo non volle ricevere gli ambasciatori della Repubblica. Dopo dieci mesi di assedio la città era allo stremo,alla fame si era aggiunta la peste.Il Ferruccio,con audaci azioni riusciva a far pervenire rifornimenti e ad arrecare qualche danno ai nemici,ma non poteva risolvere la situazione.Baglioni,dal canto suo,cercava di guadagnare tempo perché anche al Papa quella guerra costava molti denari e la speranza del comandante perugino era quella di poter spuntare condizioni di resa vantaggiose,ma nulla più.Perduta Empoli per tradimento,la situazione era insostenibile ed il Ferruccio si ritirò a Pisa.Da qui si mosse per portare l'ultimo,disperato soccorso a Firenze,con un piccolo ma ben armato esercito,composto da tremila fanti e quattrocento cavalieri.L'Orange,venuto a conoscenza di questa azione,gli si mosse incontro con forze che erano il doppio di quelle del Ferruccio,il quale era tallonato dalle truppe di Fabrizio Maramaldo che,su ordine dell'Orange,si era mosso da San Gimigniano. A questo punto ci si sarebbe aspettata una sortita del Baglioni contro il campo imperiale,rimasto in parte scoperto dalla partenza delle suddette truppe,oppure tallonare queste per cercare di ricongiungersi col Ferruccio. Baglioni rimase dentro le mura cittadine,cercando anche,sembra,un accordo coi nemici,senza avere l'autorizzazione dalla Signoria. Questa azione,o non-azione,gli è valsa in seguito l'accusa di tradimento,da parte di molti storici. Personalmente credo,come alcuni storici contemporanei,che il comportamento del Baglioni,sia da valutare in maniera diversa. Come già detto le speranze che il comandante perugino riponeva nella vittoria erano scarse,per non dire nulle.Lui stesso ben sapeva,al pari del suo "contendente" il Principe d'Orange,quali erano gli "ordini" di Clemente VII : niente sacco di Firenze.Una sortita in forze,in quella occasione,sarebbe stata estremamente rischiosa:in caso di disfatta delle armi fiorentine,cosa onestamente prevedibile,cosa avrebbe potuto contenere i mercenari imperiali dal sacco?Teniamo anche conto che l'assenza dal campo del loro comandante,il Principe d'Orange,avrebbe di fatto lasciato la truppa senza controllo,davanti al miraggio di un lauto saccheggio.Diritto di sacco che,è bene ricordarlo,rientrava in quelle che oggi chiameremo "regole d'ingaggio",una sorta di "premio partita",per usare un termine sportivo,di cui avevano pieno diritto i mercenari. Il 3 Agosto 1530,a Gavinana,nel Pistoiese,le truppe del Ferruccio si scontrarono con quelle dell'Orange.L'impeto dei Fiorentini colse di sorpresa gli Imperiali che sbandarono paurosamente,il Principe d'Orange cadde colpito da due archibusate,alcuni storici sostengono che il Ferruccio sfiorasse una clamorosa vittoria;tra l'altro l'esercito fiorentino,a causa di un violento nubifragio che lo colse sulla strada da Pisa,non poté usare delle micidiali armi che potrebbero essere considerati degli odierni lanciafiamme. Grazie al numero ed alla esperienza gli Imperiali si ricompattarano,lo scontro si sciolse in mille zuffe tra le strade di Gavinana.L'arrivo sul teatro di battaglia delle truppe del Maramaldo,segnò l'esito dello scontro.Il Ferruccio,sì gravemente ferito da non reggersi in piedi,si fece legare ad una seggiola e guidò l'ultima carica dei suoi.Fatto prigione,fu portato al cospetto di Fabrizio Maramaldo il quale lo finì pugnalandolo alla gola. << Vile,tu' dai a un uomo morto!>>,furono le ultime parole di Francesco Ferrucci. L'odio di Maramaldo nei confronti del Ferruccio sembra che ebbe origine, durante l'assedio di Volterra,di pochi mesi prima.Maramaldo aveva inviato un ambasciatore per intimare la resa,il Ferruccio lo respinse intimandolo a non si ripresentare perché lo avrebbe fatto impiccare.Sembra in effetti che il suddetto ambasciatore avesse anche l'incarico a fomentare la rivolta e favorire il tradimento per la presa di Volterra.Maramaldo spedì ancora una volta l'ambasciatore a chiedere la resa e il Ferruccio mantenne la sua parola,andando però,occorre dirlo,contro le regole della guerra. Il 4 Agosto giunse a Firenze la notizia della sconfitta a Gavinana,gettandola nello sgomento.I "Piagnoni" volevano seguitare a resistere confidando negli angeli che il Savonarola avrebbe mandato a salvare la città,la Signoria invitava il Baglioni alla "sortita generale" ma questi si rifiutò in quanto avrebbe esposto Firenze al saccheggio e lui era venuto per difenderla e non per distruggerla,come disse. Filo-Medicei e comunque molti popolani,stanchi delle privazioni della guerra,si assembrarono in Piazza Santo Spirito:vi era il rischio di una guerra civile.Il Baglioni,rompendo gli un indugi, fece voltare le artiglierie contro la Signoria,il Consiglio gli ridette il comando e nominò quattro ambasciatori per recarsi al campo degli imperiali per trattare la resa. Molto si è parlato dell'assedio di Firenze e dell'eroico Francesco Ferrucci,ma spesso,se non a sproposito,in maniera distorta.In epoca risorgimentale e nel periodo fascista,si volle dare un significato "nazionalistico" a questi eventi:la resistenza delle armi italiane all'invasione straniera. A mio modesto parere si trattò di un accadimento inserito in un determinato contesto storico,che vedeva Carlo V e Francesco I scontrarsi per il dominio d'Europa,il Papa già Signore di Firenze voleva essere reintegrato nei suoi domini,che la fazione anti-Medicea gli aveva sottratti e per questo si rivolse ad un sovrano "straniero":Carlo V d'Asburgo.Firenze,dal canto suo,poteva sperare aiuto soltanto da un altro sovrano "straniero":Francesco I di Valois.
segue...
|